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Da “CHIAMAMI CITTA” estate 1983 a cura del Prof. Enzo Pirroni

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Per il tranquillo amante della passeggiatina sulla battigia, è uno dei nemici più odiati.

Ci stiamo riferendo ai giocatori di assette sulla spiaggia, sempre più numerosi a dispetto dell’ordinanza della Capitaneria di Porto che ammette tali giochi solo dietro le cabine, come ci ricorda due volte al dì la tiritera al Publiphono.

Nelle giornate di sabato e domenica in effetti, l’ignaro viandante è costretto a vere e proprie serpentine per evitare il fuoco incrociato dei “racchettari”, ed anche quando pensa di essere ormai al sicuro ecco, maligna, la pallina impazzita colpirlo inesorabilmente.

I più temibili sono i giocatori alle prime armi, quelli che dopo un paio di palleggi consecutivi decidono di aumentare la velocità dei colpi, con danni a volte irreparabili.

Ma, se la “pallinata” addosso non è piacevole, molto peggio è assaggiare il legno dell’assetta; questo può accadere quando un ardimentoso giocatore tentando un recupero impossibile, magari correndo all’indietro, apre il rovescio ed invece di colpire la pallina si imbatte nell’orecchio del Rag. in vacanza.

E’ molto più divertentente quindi (e meno dannoso per gli altri) giocare ad assette in acqua, dove tra l’altro è richiesta una maggiore abilità, non potendo usufruire del rimbalzo.

Un gruppo di giovani ragazzi riminesi qualche anno fa creò addirittura un’associazione: la W.P.A. (Water Paddle Association); venne emanato un regolamento, si nominò una segretaria con tanto di agenda dve venivano registrati tutti i risultati, e dall’alba al tramonto interminabili si rinnovavano le sfide.

Ogni partita vedeva impegnati quattro giocatori, schierati 2 contro 2; a differenza del gioco sulla terra nell’acqua (mezzo metro circa) erano determinanti l’astuzia, la finezza; i colpi violenti infatti erano ammessi soltanto in tuffo, come disperato tentativo di salvataggio.

Anche le assette erano particolari: di legno pregiatissimo, leggere, con due strati di coppale per proteggerle dalla salsedine.

Molti gli infortuni tra i giocatori, in prevalenza tagli nelle piante dei piedi dovuti alle micidiali conchigliette adagiate sul fondale, infortuni che non intralciavano comunque la frenetica attività dei trenta e passa membri della W.P.A.