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Storia

Correva la fine degli anni ’60, un mese alla volta, quando un manipolo di giovani “fighetti” riminesi, cresciuti nell’ambito dello storico Circolo tennis locale, decisero di trasferire le loro agguerrite sfide dalla terra rossa all’acqua blu!

Questa sorta di tennis acquatico, che mai prima d’ora occhio umano aveva avuto il piacere di poter ammirare, andava interamente inventato, sia riguardo ai materiali sia riguardo alle regole.

Il nostro manipolo di baldi giovani, quindi, identificò nella zona antistante i Bagni 14-15-16, la parte “fighetta” di Marina Centro, il luogo ideale per lo svolgimento del gioco; mentre le regole furono stilate in una sorta di “Bibbia”, il cui originale è conservato al Louvre di Parigi.

Erano semplicissime: acqua al ginocchio, due contro due, racchetta di legno massello, pallina “bianca” Pirelli, e pallonetti e palle corte fino a costringere l’avversario al tuffo… unico momento in cui era concesso “sparare” per colpire l’avversario.

Da quei giorni molte onde si sono accavallate sui vecchi campi della prima secca ed i giovani fighetti di allora, tutti tranne uno, hanno appeso la racchetta al chiodo.

Fin dai primi anni ’80 però tutta una nuova generazione di fighetti, figlia della precedente, a fronte di un’evidente crescita tecnica cominciò a determinare un lento e continuo stravolgimento delle regole, stravolgimento tuttora in atto.

Venne subito posto fine alla possibilità di sparare in tuffo per colpire l’avversario, colpo che i vecchi marpioni troppo frequentemente portavano per giustificare una sempre più pressante mancanza di fiato e di movimento (le famose “Catene Briolini” che si favoleggia avviluppino ancora il malcapitato che vi incappa troppo lento su una facile palla corta!).

Via la possibilità di colpire, dunque, non più solo due contro due, ma anche tripli e intricate formazioni a rombo, quattro contro quattro, con l’introduzione del punto e della partita ai 15.

Mentre in precedenza la vittoria veniva marcata dall’assenza sulla pelle del bollo, il classico alone rosso lasciato dalla pallina, ben visibile nonostante l’abbronzatura, improvvisamente ora veniva privilegiato il gioco di tocchi, smorzate e pallonetti, infierendo sull’avversario più debole che in ultimo, da sott’acqua, non poteva più difendersi e subiva il punto matematico.

Cosa potremo dire delle determinazione o meno di un punto a favore di una o dell’altra squadra in un campo senza righe, senza rete, senza limite che non fosse la lunghezza del tuo braccio o la tua prontezza di riflessi?

Nacquero le inevitabili polemiche. Una palla così, che normalmente sarebbe stata alta o lunga o imprendibile, fatta a te era punto. Nacquero così anche le leggende.

E nacque così anche il moderno gioco che non prevede punteggi né vittorie. Attualmente si gioca con l’acqua dal polpaccio a mezza coscia, principalmente due contro due, saltuariamente tirando la pallina ai “fighini” (definizione che indica ogni essere respirante di sesso femminile in ottime condizioni fisiche) che passano in modo che ce la diano (ma questo è un altro sport!).

Il campo è tanto largo quanto è lontano il punto massimo in cui tu o il compagno che ti fa da copertura dopo un tuffo, può arrivare, e lungo o corto altrettanto.

La pallina deve essere sempre giocata ai limiti delle possibilità dell’avversario, in modo che sia di continuo in tuffo e in difficoltà, ma comunque in grado di mettere a sua volta una palla al limite all’avversario, rispondendo con pallonetti o smorzate (fatte in serie definite Cannello per il tipo di movimento che si è costretti a fare, molto simile a quello dell’omonimo mollusco).

Insomma, la pallina non dovrebbe cadere in acqua mai e lo scambio durare il più possibile e a volte ci si va molto vicini e… il fiato non viene più su e ti chiedi chi te lo fa fare, alla tua età! Ma poi passa un fighino…

Scapharca inaequivalvis

Nel corso della storia del gioco non si può non menzionare la Scapharca inaequivalvis, il terrore della prima secca, che per anni ha costretto i giocatori ad entrare in acqua con i sandali trasparenti da tedesco perchè stava in agguato sul fondo pronta ad affettare i piedi dei malcapitati.

L’esemplare nella foto (colta sul fatto) è la famosa attentatrice all’alluce di Maiki nel luglio 1985.

Ormai dopo una furiosa campagna di sterminio (tramite schiacciamento mediante racchettone) le poverine sono quasi estinte…